lunedì 10 maggio 2010
La Kia nel paradiso dei canini
domenica 2 maggio 2010
Quando sei morto pioveva
Quando sei morto pioveva, non perché il cielo piangesse, quella è roba da poeti, e di poetico in un ragazzo che muore non c’è niente, non c’è niente di poetico in un ragazzo che muore mentre fuori dalle finestre piove grigio da grigio. Non c’è nulla di poetico nei pomeriggi di maggio che sembrano ottobre o novembre, e dentro una camera un ragazzo conta le sue colpe per cercare di capire, di spiegarsi, per provarci, per piangere. Non ci sarà un secondo tempo, leone, non qui, non su questa terra. Non in questa terra. Pochi giorni, pochi mesi. Pochi. Così pochi. Così pochi. Così pochi. Come può essere, come può accadere. Eppure succede, e mentre fuori piove sei lambito dai tentacoli della medusa. Quando sei morto pioveva e non una goccia parlava di poesia. Di ragione. Niente parlava di nulla. È questa la verità. Che niente, quando sei morto, diceva un cazzo di nulla.
giovedì 29 aprile 2010
Mosaico emozionale di una liturgia pagana
venerdì 23 aprile 2010
Nemico
Io, personalmente, ho provato una grande, grandissima tristezza. Ho provato paura osservando ammutolito lo sdoganamento di così tanta violenza verbale e non solo. Mi sono sentito avvilito davanti al povero Sandro Ruotolo, che “da 22 anni lavoro con te, Michele, ma un clima d’intolleranza, di razzismo come quello di stasera non l’avevo mai incontrato”.
Perché Ruotolo non era mica ad un ritrovo del Ku Klux Klan. Era in una sala normale di un palazzo normale di un paese normale, attorniato da gente normale, rabbiosa per essere stata dipinta come razzista mentre insulta e continua a dire “voi extracomunitari”. Non a dire. A strillare, ad abbaiare.
Sono quelle stesse facce che a gennaio mi dicono che non devo dimenticare gli ebrei morti. Sono loro, e mi governano. Sono loro che mi ripetono dell’importanza della “memoria”. Perché non accada più. Mentre è accaduto, sta accadendo, accadrà.
Sempre. Nonostante tutto, l’essere umano resta ciò che è. Un animale violento e brutale. Che quando ha fame non vuole cibo per sfamarsi. Vuole un nemico da sbranare.
Povera Italia. Poveri noi.
